• Bellezza, natura e ispirazioni dantesche

    Bellezza, natura e ispirazioni dantesche

    I Preraffaelliti – Amore e desiderio
    Palazzo Reale, Milano – fino al 6 ottobre 2019

    Da Ofelia di John Everett Millais a La Dama di Shalott di John William Waterhouse: percorrere le sale della mostra che porta per la prima volta a Milano 80 opere dei Preraffaelliti (fanno parte della Collezione Tate che difficilmente escono dal Regno Unito) significa fare una immersione totale nella bellezza, nella poetica e nello stile di vita del movimento fondato in Inghilterra nel 1848 da 7 studenti che rifiutavano le convenzioni sociali (molti erano anche poeti, di fede laica, fedeli alla natura e i primi a rappresentare le donne come forze potenti e misteriose) che si unirono per liberare la pittura britannica dai modelli accademici dei vecchi maestri.

    Tra i quadri più iconici attira l’attenzione Roman de la Rose (1864), un piccolo quadro (cm 34,3x34,3) di Dante Gabriel Rossetti (1828-1882). Ispirato all’omonimo poema francese del XIII, struggente allegoria dell’amore e della perdita, l’acquerello propone una ricca decorazione, che attinge ai manoscritti miniati medievali che l’artista vide, suppongono gli studiosi, al British Museum. Questo disegno è anche il frontespizio di un libro dello stesso artista, The Early Italian Poets, iniziato nel 1845 quando aveva 17 anni e concluso nel 1861, contenente le traduzioni di varie liriche. Tra queste, in particolare, spicca Vita Nova di Dante, un prosimetro, ovvero un componimento in prosa e in versi, nel quale il vate ripercorre idealmente il suo amore per Beatrice. Nel sommo poeta il giovane preraffaellita vedeva una figura fondante dell’arte medievale e moderna.

    Una curiosità. Dante Gabriel Rossetti è anche autore di Monna Vanna (1886), l’olio su tela che è manifesto dell’esposizione e il nome è tratto proprio da Vita Nova: si riferisce alla donna di Guido Cavalcanti, un poeta amico di Dante.

  • Esperienze metafisiche tra luce e spazio

    Esperienze metafisiche tra luce e spazio

    Nanda Vigo. Light Project
    Palazzo Reale, Milano - Fino al 29 settembre 2019

    Il conflitto/armonia tra luce e spazio sono da sempre i temi centrali di Nanda Vigo, architetto e artista che ha collaborato con Lucio Fontana Piero Manzoni, Enrico Castellani e Gio Ponti. A lei è dedicata la retrospettiva antologica che fa scoprire la sua originale visione della realtà. “Gli allestimenti aprono lo sguardo del visitatore al contemporaneo, e offrono una preziosa occasione di incontro con i linguaggi sperimentali che hanno caratterizzato la ricerca espressiva dell’artista” ha raccontato Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura Comune di Milano.
    Luce, trasparenza e immaterialità sono gli elementi che costituiscono l’opera e l'ambiente abitato dall’essere umano, di cui il cronotopo ne è la concretizzazione artistica.
    Il termine cronotopo significa tempospazio. In fisica fa riferimento alla teoria della relatività di Einstein, e indica lo spazio a quattro dimensioni (tre coordinate spaziali più il tempo) che evidenzia il legame tra misure spaziali e temporali.
    Luci, vetri, strutture in metallo sono gli elementi che l’artista utilizza per realizzare metafore della leggerezza, della mutazione, dell’immaterialità spirituale dell’arte e della sua percezione.

francesca marotta

 

Francesca Marotta: giornalista di moda e beauty, curiosa, sognatrice, anticonformista. Amo l’Italia, l’arte, le esperienze, gli stili di vita, il design... da wow!