Dante Alighieri. Un albero che fruttifica, non una voragine che inghiotte

Scritto da: Francesca Marotta
Categoria: Persone
18-11-2020
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Sono passati 700 anni dalla morte di Dante, eppure i versi del suo poema allegorico-didascalico scritto in terzine incatenate e di endecasillabi continuano a essere letti, studiati, interpretati. Una magia che si esprime anche con le immagini. Quelle di Gustave Doré, per l'esattezza. Il visonario ed eclettico artista del XIX secolo, considerato il più grande interprete del Medioevo, con le sue 135 tavole della Divina Commedia (oggi custodite dalla Fondazione Alinari di Firenze) ha dato una interpretazione molto evocativa e avvincente del viaggio immaginario intrapreso dal narratore, permettendo di “vedere” con gli occhi di Alighieri i tre regni ultraterreni che lo hanno condotto alla visione della Trinità.
Sono proprio queste ultime, che saranno proposte anche digitalizzate, il fulcro della mostra dedicata al padre della lingua italiana Dante. Il poeta eterno, in programma dal 14 settembre 2021 al 10 gennaio 2022 negli spazi del Complesso Monumentale di Santa Croce a Firenze.
Si tratta di un progetto-evento molto articolato con un percorso interattivo che si sviluppa tra immagini statiche e realtà virtuale che promette un’immersione reale nel mondo e nel pensiero del Sommo Poeta. L'ideatore è Felice Limosani, digital story teller, che si è ispirato da una frase di Alighieri che si auto-definiva: "Un albero che fruttifica e non una voragine che inghiotte”. Non ci saranno, dunque, “spiegazioni” delle sue opere ma un “racconto” del suo linguaggio universale a cominciare dal lascito culturale, morale e spirituale. «La sua sterminata eredità non rimane immobile ma ha la straordinaria capacità di rinnovarsi e di parlarci ogni volta in modo diverso. La meraviglia di Dante è che rimane sempre attuale: secolo dopo secolo la sua opera immane e poliedrica. A partire dalla Divina Commedia, infatti, ha sempre nuovi livelli di lettura e di conoscenza» ha commentato Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Firenze.

Ma c’è dell’altro. Il progetto ha un altro obiettivo: creare una grande mostra dai contenuti fruibili anche come didattica digitale nelle scuole, da inserire anche nella programmazione scientifica a beneficio di attività sociali e di cura ospedaliera. «La rivoluzione digitale non solo apre a nuove visioni espressive con linguaggi inediti, ma sta cambiando il modo in cui la cultura viene rappresentata, fruita e divulgata» sottolinea Felice Limosani. Il connubio tra tecnologia e arte offre una sintesi innovativa, una umanistica digitale, insomma, che offre benefici maggiori di quelli ottenibili della somma di entrambe. In questa dimensione, il patrimonio storico culturale viene reso attuale e condiviso come esperienza multidisciplinare che si espande negli ambiti museale, didattico e sociale, fino a coniugare cultura, educazione e solidarietà. Con questo approccio rigoroso si diffonde cultura. A questo proposito sono state già avviate delle collaborazioni per la pianificazione di un lavoro tecnico scientifico che a vario titolo coinvolge educatori, docenti, pedagogisti, psicologi, sociologi, neuroscienziati ed esperti della Comunità di San Patrignano, della Fondazione dell'Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, dell’Istituto Dino Compagni di Firenze e del Conservatorio San Niccolò di Prato.
«Recenti studi hanno dimostrato che le cyberterapie e le realtà multisensoriali simulate, impattano positivamente sui programmi di reinserimento, riabilitazione sociale e cura» conclude Beatrice Garagnani Ferragamo, Presidente Onorario Comitato Scientifico.

 

Foto 1 in apertura: a sinistra l’incisione originale Paradiso Canto 31 1-3 di Gustave Doré, a destra l’elaborazione digitale di Felice Limosani.
Foto 2: Santa Croce a Firenze.

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