Banksy's visual protest

Banksy's visual protest

A Visual Protest. The art of Banksy
Mudec, Milan - until April 14, 2019

A mysterious and fascinating author, capable of triggering a real hunt for his works (and his visual complaints) when the rumor that arrived in the city spreads. And yes, because from New York to the wall that separates Cisgiordania to the state of Israel, in Naples, Banksy’s touch has reached (presumably nightly and protected from prying eyes) the buildings of the main metropolises of the world. With messages that are an explicit and biting provocation towards the arrogance of the system and power, of conformism, of war, of consumerism, of poverty and of the human condition. As the artist himself stated: "A wall is a great weapon. It's one of the worst things to hit someone with. "

The exhibition that opens today in Milan at Mudec is dedicated to the brilliant English street artist: The art of Banksy. A visual protest. Curated by Gianni Mercurio, it collects about 80 works including paintings, sculptures and prints accompanied by objects, photographs and videos that tell the story of the artistic journey of a myth whose identity continues to be anonymous. Naturally, this exhibition is not authorized by the author...

Unanimously considered a great communicator, Banksy emphasizes the content of political and social messages explicitly, shifting the message from form to content.
The exhibition path at Mudec allows to read and understand strategies, sense and objectives of the messages and the stylistic cipher of the most pungent and efficient clandestine author. We do not forget, in fact, that, as a genuine exponent of guerrilla art, he refined the stencil technique with the dual purpose of being able to carry out illegal work with considerable speed.

Painter man, painter woman, ore a collective of artists. But also a madman, a genius, a rebel and a skilled computer. Beyond the definitions, Banksy likes and attracts. "His works are full of metaphorical images that transcend linguistic barriers," says Shepard Fairey, a well-known American street artist. "The images are fun and brilliant, yet so simple and accessible: even if the children of 6 years have no idea what a cultural conflict is, they will have no problem recognizing that there is something wrong when they see the Mona Lisa, a famous mural, which holds a flamethrower ".

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Continente Nero creativo

Continente Nero creativo

Africa. La terra degli spiriti, Mudec, Milano – fino al 30 agosto 2015
Le opere dell'arte africana esposte sono talmente belle che addirittura indeboliscono i prodotti da esse ispirati in seno alle avanguardie europee. In questi oggetti la forma reale raggiunge esiti di semplificazione talmente spinti che essi stessi sono LA MODERNITÀ. L'unicità dei manufatti è poi esaltata dall'allestimento elegantemente scenografico. Assolutamente da visitare e rivisitare.
Sono 270 le opere da vedere nella mostra curata da Ezio Bassani, Lorenz Homberger, Gigi Pezzoli e Claudia Zevi.

di Feliciano Marotta

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Il Mudec è linfa per la città

Il Mudec è linfa per la città

Attualmente una passeggiata al Mudec può riservare infinite sorprese. Ad esempio, all'interno della bella mostra dedicata a Paul Gauguin (Racconti dal Paradiso, fino al 21 febbraio 2016), è possibile vedere, tra gli altri, lo splendido ritratto di Donna Tahitiana con Fiore, nel quale le scelte compositive europee si mescolano con il solare cromatismo dell'isola polinesiana. Un piccolo grande capolavoro grafico è invece la spettrale zincografia dal titolo Le Zitelle, di gusto decisamente espressionista.

Il percorso espositivo offre poi tantissime occasioni per poter rimanere meravigliati all'interno del museo permanente, di recente apertura. Due sono le chicche che hanno colpito la mia attenzione e che fino a non molto tempo fa erano rispettivamwnte esposte al Museo del Novecento e nelle collezioni del Castello Sforzesco: la prima è un magnifico studio delle Demoiselle D'Avignon di Picasso, che ben si collega agli straordinari pezzi africani qui presenti; il secondo è lo straordinario inquietante Automa Settala, di ottima fattura e unico nel suo genere perché misteriosissimo.

Di Feliciano Marotta

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Joan Mirò, la forza della materia

Joan Mirò, la forza della materia

Mudec, Milano - fino all’11 settembre 2016

Magico strampalato infantile... ecco gli aggettivi che mi vengono in mente pensando alle opere della giovinezza e della prima maturità dell'artista catalano. Le forme dipinte o scolpite da Mirò evocano primitivismi formali che si ritrovano in numerosi maestri dell'arte figurativa del ’900, ma che poi si traducono in qualcosa che è stilisticamente riconoscibile.
La mostra milanese evidenzia, accanto alla grossa produzione grafica e pittorica della maturità, l'opera scultorea, attraverso cui egli, raccattando oggetti di ogni tipo e foggia, ci mostra come, assemblandoli, sia possibile ricreare le forme della natura in chiave surrealista. E l'operazione è straordinariamente interessante sia quando egli usa tonalità monocromatiche, sia quando invece si diverte con la luminosità dei colori più sgargianti. E questo è un gioco sia creativo che ecologico, in quanto pone l'accento sull'inesauribile bellezza della materia riciclata che, spogliata della sua iniziale funzionalità, rinasce dalle sue stesse ceneri e diventa equilibrio formale.

Di Feliciano Marotta

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La principessa dell’immaginazione

La principessa dell’immaginazione

Barbie. The Icon
A cura di Massimilano Cappella
Mudec, Museo delle Culture, Milano - fino al 13 marzo 2016

Compagna di giochi, la mia modella preferita quando sognavo di fare la stilista, la mia confidente, il mio rifugio sicuro prima di addormentarmi. Anch’io da piccola avevo una Barbie. Per essere precisi, ne ho avute diverse e per un certo periodo le ho anche collezionate. A un certo punto, però, le ho regalate, ma non a malincuore: avrebbero reso felice altre bambine meno fortunate di me. Vedere la mostra dedicata a lei è stato un susseguirsi di emozioni. Articolato in 5 sezioni, il percorso espositivo è studiato per grandi e piccoli con una serie di attività interattive. E poi non annoia mai: è semplicemente favoloso vedere e scoprire come questa piccola ed esile bambola abbia rappresentato ben 50 diverse nazionalità

Nelle immagini, da sinistra a destra:
Barbie, modello Black, 1980 © Mattel Inc. - Per la prima volta nel 1980 Barbie diventa nera, Black Barbie, con un trucco raffinatissimo, occhi castani e un’acconciatura riccia
Barbie Millicent Roberts © Mattel Inc. - Teen Age Fashion Model Barbie Doll nella riedizione del 2009 per la linea Collectors
Haute Couture set designed byOscar DelaRenta,1985 © Mattel Inc. - Barbie Superstar indossa un modello di Oscar de la Renta disegnato nel 1985 per una collezione di quattro abiti haute couture pensati appositamente per Barbie, acquistabili separatamente dalla bambola

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La protesta visiva di Banksy

La protesta visiva di Banksy

A Visual Protest. The art of Banksy
Mudec, Milano – fino al 14 aprile 2019

Un autore misterioso e affascinante, capace di scatenare una vera e propria caccia alle sue opere (e alle sue denunce visuali) quando si sparge la voce che è arrivato in città. E sì, perché da New York al muro che separa la Cisgiordania allo stato d’Israele, a Napoli, il tocco di Banksy ha raggiunto (presumibilmente nottetempo e al riparo da occhi indiscreti) gli edifici delle principali metropoli di tutto il mondo. Con messaggi che sono un’esplicita e mordace provocazione nei confronti dell’arroganza del sistema e del potere, del conformismo, della guerra, del consumismo, della povertà e della condizione umana. Come lo stesso autore ha dichiarato: “Un muro è una grande arma. E’ una delle cose peggiori con cui colpire qualcuno”.

Al geniale street artist inglese è dedicata la mostra che apre oggi a Milano al Mudec: The art of Banksy. A visual protest. Curata da Gianni Mercurio, raccoglie circa 80 lavori tra dipinti, sculture e stampe accompagnati da oggetti, fotografie e video che raccontano il percorso artistico di un mito la cui identità continua a essere anonima. Naturalmente, questa mostra non è autorizzata dall’autore…

Considerato all’unanimità un grande comunicatore, Banksy accentua il contenuto dei messaggi politici e sociali in maniera esplicita, spostando il messaggio dalla forma al contenuto.
Il percorso espositivo al Mudec permette di leggere e comprendere strategie, senso e obiettivi dei messaggi e la cifra stilistica dell’autore clandestino più pungente ed efficiente. Non dimentichiamo, infatti, che, da autentico esponente della guerrilla art, ha affinato la tecnica dello stencil con il duplice scopo di poter eseguire i lavori illegali con una notevole velocità.

Pittore, pittrice, un collettivo di artisti. Ma anche un pazzo, un genio, un ribelle e un abile calcolatore. Al di là delle derinizioni, Banksy piace e attrae. “Le sue opere sono piene di immagini metaforiche che trascendono le barriere linguistiche”, dice di lui Shepard Fairey, noto street artist americano. “Le immagini sono divertenti e brillanti, eppure talmente semplici e accessibili: anche se i bambini di 6 anni non hanno la minima idea di cosa sia un conflitto culturale, non avranno alcun problema a riconoscere che c’è qualcosa che non quadra quando vedono la Monna Lisa, un celebre murale, che impugna un lanciafiamme”.

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La realtà e i suoi tormenti

La realtà e i suoi tormenti

Frida Kahlo. Oltre il mito
Mudec, Milano – Fino all’1 giugno 2018

Dipinti, video, fotografie e frasi si susseguono nelle sale che ospitano la mostra evento dedicata all’artista messicana. Il percorso espositivo esce dai consueti schemi e anche dalla visione del legame tra le opere di Frida Kahlo con la sua storia personale, con l’incidente stradale che provoca la rottura della colonna vertebrale a 18 anni, costringendola a letto in compagnia della sua pittura.
Perdersi nei suoi quadri spietati, vederla muoversi sicura nei video inediti, osservare le foto che ritraggono lei (bellissima) e Diego Rivera (un uomo immenso, pittore di murales e suo compagno a intermittenza) disseminate in un inter piuttosto articolato, significa fare un’immersione intima e totale in una delle più grandi artiste del Novecento.
E comprendere meglio le capacità tecniche di una donna fiera di essere messicana, che raccoglieva i capelli e indossava abiti secondo le tradizioni più antiche della sua terra, che non ha mai modificato la forma delle sopracciglia e non si è mai sognata di eliminare i baffetti.
Una donna indipendente, impegnata politicamente ma anche fragile e fuori da ogni cliché, come lei stessa ha dichiarato “Mi consideravano surrealista ma non è vero. Non ho mai dipinto sogni. Quel che ho raffigurato era la mia realtà”.
La Donna, La Terra, La Politica e Il Dolore sono i temi che scandiscono la mostra frutto di sei anni di ricerche, e resa possibile dal curatore Diego Sileo in Messico, e dai documenti inediti rinvenuti nell’archivio di Casa Azul (la Casa Blu), nel centro di Coyoacàn, un sobborgo di città del Messico, dove pittrice era nata e vissuta.

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Reality and its torments

Reality and its torments

Frida Kahlo. Beyond the myth
Mudec, Milan - Until 1 June 2018

Paintings, videos, photographs and phrases follow one another in the rooms hosting the exhibition dedicated to the Mexican artist. The exhibition path leaves the usual patterns and also the vision of the link between the works of Frida Kahlo with her personal history, with the traffic accident that causes the spine to break at 18, forcing her to bed in the company of her painting.
Get lost in his ruthless paintings, see her move safely in unpublished videos, look at the pictures that portray her (beautiful) and Diego Rivera (an immense man, painter of murals and his intermittent companion) scattered in a rather complex inter, means making a intimate and total immersion in one of the greatest artists of the twentieth century.
And better understand the technical skills of a woman proud of being Mexican, who collected her hair and wore her clothes according to the most ancient traditions of her land, which has never changed the shape of the eyebrows and has never dreamed of removing the mustache.
An independent woman, politically engaged but also fragile and out of every cliché, as she herself declared "They considered me a surrealist but it is not true. I've never painted dreams. What I pictured was my reality ".
The Woman, The Earth, Politics and Pain are the themes that mark the exhibition the result of six years of research, and made possible by the curator Diego Sileo in Mexico, and by unpublished documents found in the archive of Casa Azul (the Blue House), in the center of Coyoacàn, a suburb of Mexico city, where painter was born and lived.

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