La protesta visiva di Banksy

Scritto da: Francesca Marotta
Categoria: Arte
21-11-2018
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A Visual Protest. The art of Banksy
Mudec, Milano – fino al 14 aprile 2019

Un autore misterioso e affascinante, capace di scatenare una vera e propria caccia alle sue opere (e alle sue denunce visuali) quando si sparge la voce che è arrivato in città. E sì, perché da New York al muro che separa la Cisgiordania allo stato d’Israele, a Napoli, il tocco di Banksy ha raggiunto (presumibilmente nottetempo e al riparo da occhi indiscreti) gli edifici delle principali metropoli di tutto il mondo. Con messaggi che sono un’esplicita e mordace provocazione nei confronti dell’arroganza del sistema e del potere, del conformismo, della guerra, del consumismo, della povertà e della condizione umana. Come lo stesso autore ha dichiarato: “Un muro è una grande arma. E’ una delle cose peggiori con cui colpire qualcuno”.

Al geniale street artist inglese è dedicata la mostra che apre oggi a Milano al Mudec: The art of Banksy. A visual protest. Curata da Gianni Mercurio, raccoglie circa 80 lavori tra dipinti, sculture e stampe accompagnati da oggetti, fotografie e video che raccontano il percorso artistico di un mito la cui identità continua a essere anonima. Naturalmente, questa mostra non è autorizzata dall’autore…

Considerato all’unanimità un grande comunicatore, Banksy accentua il contenuto dei messaggi politici e sociali in maniera esplicita, spostando il messaggio dalla forma al contenuto.
Il percorso espositivo al Mudec permette di leggere e comprendere strategie, senso e obiettivi dei messaggi e la cifra stilistica dell’autore clandestino più pungente ed efficiente. Non dimentichiamo, infatti, che, da autentico esponente della guerrilla art, ha affinato la tecnica dello stencil con il duplice scopo di poter eseguire i lavori illegali con una notevole velocità.

Pittore, pittrice, un collettivo di artisti. Ma anche un pazzo, un genio, un ribelle e un abile calcolatore. Al di là delle derinizioni, Banksy piace e attrae. “Le sue opere sono piene di immagini metaforiche che trascendono le barriere linguistiche”, dice di lui Shepard Fairey, noto street artist americano. “Le immagini sono divertenti e brillanti, eppure talmente semplici e accessibili: anche se i bambini di 6 anni non hanno la minima idea di cosa sia un conflitto culturale, non avranno alcun problema a riconoscere che c’è qualcosa che non quadra quando vedono la Monna Lisa, un celebre murale, che impugna un lanciafiamme”.

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