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La magia e la bellezza a Poltu Quatu in Costa Smeralda

Condita da musica e spettacoli accompagnati da un’esclusiva selezione di luxury cocktails e piatti gourmet, ispirati alla cucina mediterranea, Daniele Pulcini inaugura la vita notturna della splendida località che si affaccia sul mare cristallino dell’Arcipelago de La Maddalena. E lo fa in grande stile, con un fantasmagorico show firmato The Box, la pluripremiata sigla dell’intrattenimento internazionale specializzata in eventi unici, rivolti alla clientela di alto livello, con produzioni memorabili e artisticamente straordinarie da Manhattan a Londra.

Fu proprio il fondatore e Presidente Antonio Pulcini a scoprire negli anni '70, insieme a Maria Bice Asara la fidanzata originaria del posto, questo angolo di paradiso di impareggiabile e naturale bellezza, che trasformò nell’oasi meravigliosa di oggi. Poltu Quatu (che in sardo significa porto nascosto) è un piccolo fiordo esclusivo e riservato nel quale il Gruppo Pulcini ha profuso tutto il meglio delle proprie capacità imprenditoriali, con un’indissolubile partecipazione personale e familiare, rendendolo una fra le mete più ambite del jet set internazionale.
Qui sorge il Grande Hotel Poltu Quatu e la sua meravigliosa terrazza con vista sul porto, diventata celebre come Lìo Sardinia, che quest’anno si trasforma in THE BOX POLTU QUATU per inaugurare una grandiosa stagione estiva by night con un Dinner Show di spettacolari performance, progettato nel pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitarie per superare l’emergenza epidemiologica. 

“Oggi Poltu Quatu – dichiara Daniele Pulcini, alla guida del gruppo immobiliare che ha portato la località al suo massimo sviluppo con un porto turistico di oltre 300 imbarcazioni ed un’architettura residenziale in tipica edilizia mediterranea – offre una vacanza da sogno, assicurando l’attenzione necessaria, in un ambiente sicuro e protetto. Dopo aver attraversato momenti così difficili, abbiamo investito al massimo adottando il più accurato protocollo di sicurezza anti Covid per tutelare tutti i nostri ospiti e garantire sotto ogni aspetto un’oasi di pace e tranquillità, fra natura e paesaggi mozzafiato.”

Relax e sicurezza quindi per il giorno e anche per la notte con impareggiabile divertimento in un’atmosfera magica: è questo il format di intrattenimento THE BOX POLTU QUATU, dove l’esclusiva esperienza culinaria si fonde in una coinvolgente atmosfera di divertimento live, con artisti e maestranze di livello internazionale

“Siamo orgogliosi di aver siglato quIlesto accordo con una società leader nell’entertainment su scala internazionale e di aver dato impulso e valorizzato il territorio coinvolgendo artisti e professionisti prevalentemente italiani. – prosegue Daniele Pulcini – Una formula che, oltre ad assicurare la qualità a livello internazionale, è volano di innovazione e sviluppo per tutto l’indotto della Costa Smeralda e della Sardegna”.

La bellezza secondo Leonardo da Vinci

La nuova edizione di Leonardo di Pietro C. Marani è un volume prezioso per chi vuole avere uno sguardo d’insieme su una parte del lavoro del Genio italiano. Che continua ad affascinare non solo gli studiosi e gli amanti dell’arte ma anche i make up artist di tutto il mondo, per i quali è una preziosa fonte di ispirazione per creare equilibrio e proporzioni del volto usando gli strumenti del trucco.

Infatti, insieme con Piero della Francesca, Bernardino Luini e Sandro Botticelli, aveva individuato la sezione aurea, ovvero la divina proporzione, che rappresenta la chiave mistica dell’armonia nelle arti e delle scienze.

Pubblicato da 24 Ore Cultura lo scorso anno in occasione delle celebrazioni per il 500esimo anniversario della sua morte, il libro percorre l’incredibile carriera dell’artista dalla Gioconda all’Annunciazione, alla Dama con l’ermellino, alla Vergine delle Rocce, analizza accuratamente le sue eccezionali creazioni e stabilisce un preciso rapporto tra i suoi dipinti, caratterizzati da una straordinaria forza tridimensionale, e l’arte scultorea. Un elemento che spiega il loro successo anche nel mondo contemporaneo.

Capelli e donne di oggi e nella storia dell’arte

Osservando i colori, i tagli e le forme delle acconciature viste sfilare sulle passerelle della moda per l’autunno/inverno 2019 si trovano (e ritrovano) riferimenti a icone appartenenti alla storia dell’arte. “Nel beauty e nella moda, spesso le ispirazioni, gli spunti e le idee arrivano proprio dai ritratti femminili, armoniosi e proporzionati, creati da un pittore o da una pittrice a partire dal Rinascimento” dice Monica Coppola, direttore artistico Aldo Coppola. Fu questo, in particolare, un periodo culturale e artistico di grandi cambiamenti, florido e dinamico che influenzò ogni aspetto dell’esistenza. Anche il ruolo della donna subì una svolta e, grazie a figure leggendarie come Lucrezia Borgia e a Caterina de’ Medici, poté occuparsi degli affari e di politica anche in assenza del marito. Ma questa è un’altra storia... Ecco, dunque, una selezione di nuovi spunti di stile per i capelli visti sulle passerelle che attingono dall’ingegno dei creativi del passato e dalle loro muse.

Rosso: lo stile inafferrabile

Deliziose e intriganti, le rosse trasmettono sempre qualcosa d’inafferrabile. Che strega e cattura immediatamente l’attenzione. Lo sa bene chi apprezza le dichiarazioni d’amore per le teste fiammanti dei Preraffaelliti. Che danno l’impressione di essere modello di riferimento dell’acconciatura vista da Louis Vuitton, con la chioma leonina fulva, appariscente, cotonata e bombata. Questo dipinto si chiama “Aurelia - L’Amante di Fazio” (1863-73) olio su tavola di mogano di Dante Gabriel Rossetti, uno dei 7 fondatori della corrente nata come ribellione all’arte accademica britannica dell’epoca. La modella, che divenne moglie dell’autore, incarnava l’idea di bellezza del movimento che dà il titolo al percorso espositivo (tanto che fu definita “musa preraffaellita per antonomasia”). Si chiamava Elizabeth Eleanor Siddal, più conosciuta con il diminutivo di Lizzy o Lizzie. Anche lei era pittrice e, a detta dei critici, era più abile del marito… I due erano anime affini, e vissero un amore leggendario.

Aereo, impalpabile, luminoso: il biondo irlandese visto da Miu Miu e richiama immediatamente alla memoria il dipinto a tempera Nascita di Venere (1482-1485) di Sandro Botticelli. Opera iconica del Rinascimento italiano, rappresenta un ideale universale di bellezza femminile. L'artista si è ispirato a Simonetta Vespucci, nobildonna di origini liguri, che visse alla corte dei Medici, considerata la più bella donna del mondo allora conosciuto.

Lo sfacciato rosso Tiziano di Balenciaga sembra quello della Ragazza in verde (1931) con i boccoli fiammanti color biondo-rame metallico, un olio su compensato di Tamara de Lempicka, icona eclettica, emancipata, curiosa e ribelle dell’Art Déco dallo stile avanguardistico. Il quadro suscitò molte critiche perché era giudicata sconveniente, sia perché ricorda le la tensione erotica percepita tra la modella e la pittrice.

Visioni bionde

Il raccolto biondo di Antonio Marras, con una capigliatura morbida ai lati del viso, con le lunghezze fermate in una sorta di banana bombata sulla nuca, ha la stessa forma dell’acconciatura della protagonista di “Conversione della Maddalena” (1660) di Artemisia Gentileschi. Alla figura biblica, che altri artisti hanno rappresentato più che altro come cortigiana, l’artista costantemente, impegnata nella lotta contro i pregiudizi, restituisce dignità. Lei stessa fu vittima chiacchiere e di dileggio, e faticò molto per affermarsi nell’ambiente della pittura, in quel tempo dominato esclusivamente dagli uomini.

Gli chignon impeccabili, che svelano e rivelano i lineamenti del viso, accompagnati con da ricciolini posizionati ad arte sulla fronte delle donne di Burberry trasmettono l’idea dell’inevitabile evoluzione contemporanea di “Ritratto di Dama” (1470 circa) di Piero del Pollaiolo. Quando si parla di bellezza femminile nel mondo dell’arte non è possibile non citare questo dipinto. La protagonista ha un incarnato diafano e il collo lunghissimo, valorizzato dal raccolto a crocchia sulla nuca, decorato con magnifici gioielli tempestati di perle e di rubini, con cordoncini di seta che trattengono un magnifico e fragile velo di organza impalpabile che copre le orecchie. L’autore prediligeva ritrarre le sue modelle di profilo, con il busto appena ruotato: uno stratagemma che le rendeva imponenti senza alterare la purezza dei lineamenti.

Lunga e ondulata, luminosa e garbata. La testa bionda vista da Marc Jacobs è riconducibile alla “Dama con liocorno” (1505-1506) un olio su tavola di Raffaello Sanzio. E’ uno dei dipinti più conosciuti dell’artista e raffigura una giovane deliziosa e leggiadra con il volto completamente svelato dai boccoli posizionati ad arte sulle lunghezze con piccoli riccioli che decorano i lati della fronte e le guance riscaldate da un leggero rossore.

Tanti modi di dire bruno

Il castano visto da Celine ricorda il “Ritratto di Jeanne Hébuterne” (1917). Uno dei quadri più noti di Amedeo Modigliani, e che ritrae la fidanzata più giovane di lui di quattordici anni. Soprannominata “noix de coco” per via della chioma striata di fili rossicci, era una pittrice consapevole e dalla forte personalità: sfidò la famiglia di stampo patriarcale e si iscrisse all’Accademia di Belle Arti, scegliendo di vivere da bohémien piuttosto che seguire i rigidi precetti familiari.

La cascata di ricciolini che svelano il collo delle modelle di MSGM ricorda proprio “Giuditta I” (1901) di Gustav Klimt, considerata la sublime metafora del potere di seduzione femminile. Soggetto dell’olio su tela è la storia biblica che vede la protagonista tagliare la testa di Olofene per bloccare l’assedio della sua città. La modella è Adele Bloch-Bauer, donna della borghesia viennese dotata di una brillante intelligenza, che le ha permesso di imparare il francese da autodidatta e di frequentare corsi di cultura classici e di filosofia. Ma non le fu permesso di frequentare l’università, in un periodo storico in cui gli studi superiori erano preclusi alle donne.

I ricciolini bruni sfilati sulla passerella di Dolce & Gabbana propongono la sensualità intrigante di una contemporanea “Gioconda”, o “Monna Lisa” di Leonardo da Vinci (1503-1514). Dipinto celebre ed enigmatico, leggendario, conserva un alone di mistero per via di quello sguardo ironico e di quel sorriso appena accennato che ha ispirato (e continua a ispirare) numerose congetture sul suo significato. L’unica certezza è che non si può fare a meno di ammirarla.

Il caschetto liscio pennellato di colore a contrasto visto da Prada porta immediatamente alla memoria quello del dipinto “Ritratto di Dora Maar“ (1938) di Pablo Picasso. La fotografa (collaborò con Man Ray e fu una sua modella), poetessa e pittrice, era un’intellettuale, schierata dalla parte dei diseredati, molto impegnata politicamente. Quando incontrò il pittore spagnolo ne divenne subito l’amante. Aveva una personalità forte e determinata, e influenzò il pittore spagnolo a usare la sua arte come arma politica.

Silver plated, che passione

Le teste candide viste da Balmain sembrano la copia del celebre “Blondie” (1981) di Andy Warhol. Si tratta di un inchiostro acrilico e serigrafico su tela che ritrae Debbie Harry, una delle figure di spicco della scena new wave e punk di New York, tra la fine degli Anni Settanta e l’inizio degli Anni Ottanta. La cantante, carismatica e indipendente (non ha mai voluto sposarsi), riuscì a ritagliarsi uno spazio importante nel mondo del rock che era quasi esclusivamente maschile.

Amazzoni metropolitane

I dreads laccati e le treccine sofisticate delle acconciature di Giorgio Armani fanno pensare al celebre olio su tela “Io e i miei pappagalli” (1941) di Frida Kahlo, un autoritratto che la rappresenta in perfetta simbiosi con la sua natura selvaggia, autentica. Il portamento regale dell’artista, che ha fatto di se stessa la propria arte, lo sguardo fiero e le trecce composte trasmettono consapevolezza e audacia. Una delle letture sulla simbologia di questo quadro fa riferimento alle mitologiche Amazzoni greche, donne guerriere indomite e coraggiose. Proprio come lei.
Una curiosità: l’artista messicana usava i suoi capelli per trasmettere messaggi. Ne è un esempio “L’Autoritratto con treccia” (1941), che forma un circuito infinito, metafora dell’eterno scorrere del tempo.

 

 

Tecniche in tandem: la novità della medicina estetica e della chirurgia plastica

La richiesta di procedure di medicina estetica e di chirugia plastica non è mai stata così alta come negli ultimi anni: secondo l’American Society Plastic Surgeons il numero di richieste è aumentata del 200 % rispetto al 2000. Un dato sorprendente destinato a salire.


Non vale però per tutte le metodiche. “Minima invasività, sedute brevi, la possibilità di tornare rapidamente alla vita sociale con un volto che rappresenti la versione migliore di se stesse, senza stravolgimenti. Sono questi i requisiti dei trattamenti più desiderati” dice Marco Iera, medico chirurgo specializzato in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica dell’Istituto Clinico Brera di Milano.
Insomma, à sempre attuale la locuzione latina “In medio stat virtus” l’equilibrio sta nel mezzo. E i chirurghi e i medici estetici rispondono alla necessità crescente di vedere riflesso nello specchio un volto gradevole e luminoso avvalendosi di metodiche dal risultato impercettibile. Perché l’aspetto naturale è la vera tendenza.


Nelle cliniche di bellezza si stanno diffondendo anche le tecniche in tandem.


“In ambulatorio i trattamenti sono sempre più integrati, con l’applicazione di metodiche differenti nel corso della stessa seduta, per garantire il miglior risultato con il minimo trauma per l’organismo” sottolinea Marco Klinger, professore di chirurgia plastica all'Università degli studi di Milano e responsabile dell'Unità operativa di chirurgia plastica all'Humanitas Research Hospital di Rozzano (MI). “Così, per esempio, nel corso di un minilifting cervicale, per ricostruire i volumi del viso o migliorare la forma delle labbra si esegue un lipofilling. Si tratta del trapianto di tessuto adiposo prelevato dalla stessa persona, purificato e re-iniettato con grossi aghi. Questo strumento è importante perché grazie al diametro largo non danneggia le cellule adipose portatrici di un prezioso stimolo rigenerante. Il grasso impiantato non viene riassorbito ma resta in sede”.


Per rimodellare doppio-mento e cedimenti importanti dei tessuti del collo, per esempio, funziona la sinergia laser & radiofrequenza. “Insieme, esercitano una sorta di stiramento che ricompatta le fibre di collagene” dice Steven Paul Nisticò, Direttore Scuola di Specializzazione in Dermatologia Università Magna Graecia di Catanzaro e Coordinatore del Master Laser in Dermatologia Università di Tor Vergata Roma.

“Per dare una sferzata rigenerante al viso, il laser frazionato CO2 si associa a iniezioni di PRP” spiega Nisticò. Si tratta di prelevare una piccola dose di sangue dalla persona, e iniettare il plasma ricco di piastrine, precedentemente separato dai globuli rossi, sulle zone trattate, creando una sorta di maglia che richiama le cellule curative cutanee, rilascia i fattori di crescita e stimola i fibroblasti ad attivare la produzione e la creazione di nuovo collagene. Si tratta insomma di una rieducazione per l’epidermide, che viene indotta a produrre da sola quello che è necessario per preservare tono ed elasticità.

Il grasso autologo rappresenta un’alternativa ai preparati in laboratorio usati per i filler. “Usando uno strumento brevettato chiamato Lipogems, viene prelevato da una zona donatrice (braccia, addome, fianchi oppure cosce), separato dalla componente infiammata e disgregato senza danneggiarlo o frantumarlo. Si ottengono così cellule adipose integre, dalla superficie fittamente vascolarizzata, che una volta impiantate danno consistenza, amalgamandosi perfettamente ai tessuti. Non solo: riattivano e accelerano i naturali processi rigenerativi” spiega il professor Carlo Tremolada direttore scientifico Image Regenerative Clinic Milano. “Questo metodo viene associato a iniezioni con acido ialuronico qualora fosse necessario completare il rimodellamento del contorno delle labbra”.

Vernice Nera: reale o virtuale?

Milano, un inizio giugno di un anno non definito. Una ragazzina scompare dopo aver postato su un social network un selfie che imita La pubertà di Munch. Dodici anni, pelle lattea, occhi azzurri e capelli biondi. È tanto bella quanto inquietante.
La sua misteriosa sparizione coinvolge non solo i genitori separati e benestanti, all’apparenza presi più dalla loro vita che da quella della figlia, ma anche un manipolo di personaggi che rappresentano un quadro della nostra contemporaneità. Fra tutti, la più determinata è Marina Novembre, mani doloranti per l’artrite reumatoide che agisce come l’arma di una sensitiva e che la guida in una sua indagine personale, tra il reale e il virtuale: le loro connessioni, e le possibili conseguenze. La donna, affascinante e tenace, ha un certo feeling con i social e i pericoli della rete, ed è convinta che la scomparsa abbia a che fare con una setta di stampo nazista che adesca on-line i prescelti per creare una razza pura e perfetta, non intaccata dall’odierno meticciato.

Vernice Nera è il nuovo libro di Claudia Maria Bertola, edito da Morellini Editore, un thriller ambientato nella città meneghina. «Mi ha permesso di dare voce a una storia che volevo raccontare, che non è solo quella della scomparsa di Adele, una ragazzina di dodici anni e mezzo figlia di genitori separati, né quella dell’omonima piattaforma filonazista che adesca i giovanissimi attraverso il Dark Web e che potrebbe averla presa.
Il mio romanzo è un manifesto che parla di una società che decade nella ricerca di cose sempre più effimere e nella perdita dei valori che contano. Parla dei deboli, dei vulnerabili, delle ferite che non si rimarginano mai e che non sono quelle inflitte alla pelle, ma quelle che tagliano l’anima. Parla di eroi imperfetti, di padri malconci (nonostante gli addominali scolpiti) di madri di porcellana, di figli frangibili. Mi ha dato la possibilità di raccontare a tutti una storia che avevo dentro di me, che ho cresciuto da seme a piantina. Per questo lo considero un personale successo e ne vado fiera.
Grazie al mio libro ho avuto il privilegio di parlare di temi importanti, a me cari, attraverso una trama che si tinge di giallo, che porta il lettore ad avere paura, a sorridere, a commuoversi. E a sperare. Lascia un retrogusto amaro, che è la consapevolezza che il mostro, se non è dentro di noi, è dietro l’angolo. Non per forza a un angolo di strada».

Di Patrizia Campone

Gli scatti come specchi dell’anima di Inge Morath

Magnum’s First
Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano - Fino al 6 ottobre 2019

La donna ritratta è Mrs Eveleigh Nash, personalità di spicco dell’aristocrazia britannica negli Anni Cinquanta, ed è uno dei primi scatti datato 1953 di Inge Morath, la prima donna fotografo a entrare nel gruppo della prestigiosa agenzia Magnum Photos. Per lei la fotografia era una vera e propria necessità, un mezzo che le ha permesso di catturare la parte più intima di chi ritraeva e per conoscere se stessa: “La fotografia è essenzialmente una questione personale: la ricerca di una verità interiore… è un fenomeno strano… ti fidi del tuo occhio, ma non puoi evitare di mettere a nudo la tua anima”.
Questo scatto è proposto nella rassegna che ripercorre il lavoro in bianco e nero di otto maestri del Novecento (Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, Werner Bischof, Erich Lessing, Marc Riboud, Jean Marquis, Ernst Haas e la stessa Morath) in un periodo compreso tra il 1955 e il 1956, e ritrovato per caso in una cantina di Innsbruck nel 2006

Divina alla Milano Fashion Week

Palazzo Giureconsulti, Milano – 18 e 19 settembre 2019

L’edizione di quest’anno di Mad Mood celebra la donna felice delle sue forme morbide con un quadro su legno listellare di grandi dimensioni, dipinto con smalto e pennellate di magnete, dal titolo: Divina. “Amo dipingere il corpo femminile esaltandone la femminilità” racconta l’autrice Luna Berlusconi. “È il soggetto che più di ogni altro mi ispira. Quello che cerco di trasmettere nei miei Nudi, finora la serie più nutrita della mia produzione, è la sensualità: con questa parola non intendo la perfezione proposta da pubblicità e riviste, ma un’energia che viene da dentro, una sicurezza che rende qualsiasi donna unica e bellissima. Le forme della mia Divina sono un grido, che invita a lasciarsi alle spalle gli stereotipi e a cercare la bellezza dentro di sé".

La forma nel caos

Ferdinando Scianna - Viaggio Racconto Memoria
Casa dei Tre Oci, Venezia - dal 31 agosto al 2 febbraio 2020

Le fotografie in bianco e nero di Ferdinando Scianna lasciano sempre il segno. Era poco più che ventenne quando, nel 1965, con Leonardo Sciascia pubblicò il saggio Feste Religiose, un volume che con testi e foto narra l’essenza materialista delle processioni in Sicilia. Da allora ha continuato a esprimere il suo talento e la sua curiosità con scatti molto intensi. Che non raccontano unicamente delle tradizioni e della cultura siciliane, ma parlano di attualità, di viaggio, di guerra, di maestri del mondo dell’arte, della cultura e anche della moda. Esperienza, quest’ultima, iniziata con Dolce & Gabbana e con la sua modella icona Marpessa. Da Bagheria alle Ande boliviane sono infinite le suggestioni che il suo magico clic ha catturato. Non solo. Ci sono anche i reportage (non dimentichiamo che è il primo italiano a far parte, dal 1982, dell’agenzia fotogiornalistica Magnum), i paesaggi, le sue ossessioni tematiche come specchi, animali. Il filo conduttore è sempre il medesimo: la ricerca di una forma nel caos della vita.

Marpessa. Caltagirone, 1987

Leonardo Sciascia. Racalmuto, 1964

Processione dei misteri del venerdì Santo. Ciminna, 1964

Una buona occasione per conoscere Ferdinando Scianna più a fondo è la mostra antologica a Casa dei Tre Oci a Venezia che propone ben 180 scatti che ripercorrono più di 50 anni di carriera del fotografo siciliano che si considera un reporter. “Il mio riferimento fondamentale è il mio maestro per eccellenza, Henri Cartier-Bresson, per il quale il fotografo deve ambire a essere un testimone invisibile, che mai interviene per modificare il mondo e gli istanti che della realtà legge e interpreta. Ho sempre fatto una distinzione netta tra le immagini trovate e quelle costruite. Ho sempre considerato di appartenere al versante dei fotografi che le immagini le trovano. Sono quelle che raccontano (e ti raccontano) come in uno specchio. Persino le fotografie di moda le ho sempre trovate nell’azzardo degli incontri con il mondo”.

 

Foto in apertura: 

Celia Forner. Sevilla, 1988

Esperienze metafisiche tra luce e spazio

Nanda Vigo. Light Project
Palazzo Reale, Milano - Fino al 29 settembre 2019

Il conflitto/armonia tra luce e spazio sono da sempre i temi centrali di Nanda Vigo, architetto e artista che ha collaborato con Lucio Fontana Piero Manzoni, Enrico Castellani e Gio Ponti. A lei è dedicata la retrospettiva antologica che fa scoprire la sua originale visione della realtà. “Gli allestimenti aprono lo sguardo del visitatore al contemporaneo, e offrono una preziosa occasione di incontro con i linguaggi sperimentali che hanno caratterizzato la ricerca espressiva dell’artista” ha raccontato Filippo Del Corno, Assessore alla Cultura Comune di Milano.
Luce, trasparenza e immaterialità sono gli elementi che costituiscono l’opera e l'ambiente abitato dall’essere umano, di cui il cronotopo ne è la concretizzazione artistica.
Il termine cronotopo significa tempospazio. In fisica fa riferimento alla teoria della relatività di Einstein, e indica lo spazio a quattro dimensioni (tre coordinate spaziali più il tempo) che evidenzia il legame tra misure spaziali e temporali.
Luci, vetri, strutture in metallo sono gli elementi che l’artista utilizza per realizzare metafore della leggerezza, della mutazione, dell’immaterialità spirituale dell’arte e della sua percezione.

Bellezza, natura e ispirazioni dantesche

I Preraffaelliti – Amore e desiderio
Palazzo Reale, Milano – fino al 6 ottobre 2019

Da Ofelia di John Everett Millais a La Dama di Shalott di John William Waterhouse: percorrere le sale della mostra che porta per la prima volta a Milano 80 opere dei Preraffaelliti (fanno parte della Collezione Tate che difficilmente escono dal Regno Unito) significa fare una immersione totale nella bellezza, nella poetica e nello stile di vita del movimento fondato in Inghilterra nel 1848 da 7 studenti che rifiutavano le convenzioni sociali (molti erano anche poeti, di fede laica, fedeli alla natura e i primi a rappresentare le donne come forze potenti e misteriose) che si unirono per liberare la pittura britannica dai modelli accademici dei vecchi maestri.

Tra i quadri più iconici attira l’attenzione Roman de la Rose (1864), un piccolo quadro (cm 34,3x34,3) di Dante Gabriel Rossetti (1828-1882). Ispirato all’omonimo poema francese del XIII, struggente allegoria dell’amore e della perdita, l’acquerello propone una ricca decorazione, che attinge ai manoscritti miniati medievali che l’artista vide, suppongono gli studiosi, al British Museum. Questo disegno è anche il frontespizio di un libro dello stesso artista, The Early Italian Poets, iniziato nel 1845 quando aveva 17 anni e concluso nel 1861, contenente le traduzioni di varie liriche. Tra queste, in particolare, spicca Vita Nova di Dante, un prosimetro, ovvero un componimento in prosa e in versi, nel quale il vate ripercorre idealmente il suo amore per Beatrice. Nel sommo poeta il giovane preraffaellita vedeva una figura fondante dell’arte medievale e moderna.

Una curiosità. Dante Gabriel Rossetti è anche autore di Monna Vanna (1886), l’olio su tela che è manifesto dell’esposizione e il nome è tratto proprio da Vita Nova: si riferisce alla donna di Guido Cavalcanti, un poeta amico di Dante.

Perché Miriam Leone è la scelta giusta

Attrice, conduttrice televisiva, vincitrice della 69° edizione del concorso Miss Italia. Per l’eclettica Miriam Leone di origini siciliane, che in una puntata di Le Parole della Settimana ha scelto sogno (“Allarga gli orizzonti e ti fa combattere nella vita”) i momenti importanti non finiscono. Diventa, infatti, una delle Ambasciatrici di L’Oréal Paris. Una scelta indovinata perché è un personaggio del piccolo e del grande schermo che trasmette positività. Non solo per gli occhi, intensi e vivaci, ma anche (e soprattuto) perché è una donna colta e molto determinata, che vede nel lavoro la propria identità.

“Per me è un grande onore far parte della splendida famiglia L’Oréal Paris. Le sue Ambasciatrici sono sempre state fonte di ispirazione, per la diversità nella bellezza e per la bellezza nelle diverse età della vita. Valori che questo brand ha sempre saputo trasmettere attraverso il carisma delle donne che ha scelto come testimonial. Per me è molto importante poter gridare al mondo «Come io mi voglio» per esprimere con determinazione l’identità e la libertà di essere quello che ognuna di noi vuole essere nella propria vita” dichiara  Miriam Leone.

“Miriam incarna tutte le qualità della donna contemporanea. È carismatica, talentuosa, ma anche intelligente, forte e determinata. Ha una femminilità moderna e libera e impersonifica perfettamente i valori contemporanei di L’Oréal Paris, da sempre al fianco di tutte le donne. La sua bellezza eterea e allo stesso tempo seducente, la sua personalità singolare unita alla profonda consapevolezza di se stessa fanno di lei una perfetta ambasciatrice per il nostro brand” ha detto Guillaume Perrin, Brand Director L’Oréal Paris.

Scatti di moda italiana

Bob Krieger Imagine
Palazzo Morando, Milano – Fino al 30 giugno 2019

La fotografia artistica di moda da sempre è impegnata a catturare la seduzione sprigionata da un capo di moda, spesso indossato da modelle affascinanti dal grande appeal. Non sono tantissimi a riuscire nell’intento di catturare l’anima di un abito e di chi lo indossa in un solo clic. In questo Bob Krieger riesce benissimo. E per testimoniare la sua produzione (vastissima) tra gli Anni Sessanta e Novanta del secolo scorso, Palazzo Morando ha organizzato un percorso espositivo che emoziona e sorprende per la quantità di volti e abiti capaci di raccontare il mondo fashion dell’epoca, che l’autore è riuscito a catturare, e a regalarci, grazie al suo personale approccio con la macchina fotografica e i protagonisti dei suoi scatti: “Il mio rapporto con gli stilisti non era di prevaricazione, ne ho sempre accudito il talento”, ha dichiarato.

Le fotografie in mostra, inoltre, testimoniano un momento storico importante per il sistema moda italiana: gli albori e il boom del Made in Italy nel mondo, culminato da un titolo pubblicato dal Vogue America nel 1976: Italians are coming!
“Sempre negli Anni Settanta abbiamo invaso gli stati Uniti e da quel momento siamo diventati numero uno nel mondo: Devo dire che mi sento anche un po’ parte di questa invasione, con Versace, Ferré e tutti gli altri perché nasciamo tutti insieme. L’apice del momento di gloria è giunto nel 1982 con la prima copertina del Time con un mio ritratto fotografico di Giorgio Armani. Era la prima volta che uno stilista italiano era sulla copertina di un settimanale così prestigioso ed è stata una consacrazione… come un Nobel, fantastico” ricorda Bob Krieger.

Il grande valore storico di questa mostra è sottolineato anche dal Sindaco di Milano Giuseppe Sala: “La capacità di Bob Krieger di cogliere l’anima della creazione e di raccordarla al contesto storico lo ha reso molto più di un fotografo di moda. Lui è un interprete del suo tempo. A Palazzo Morando riviviamo la nostra storia e la nostra identità in una straordinaria sequenza ravvicinata in grado di restituire le radici e i traguardi della grande moda milanese e italiana, ma anche del nostro costume, dei nostri stili di vita e della loro evoluzione”.

Foto: Valentino 1969  ©BobKrieger

L’Italia dei poster

Verso il Boom! 1950-1962
Illustri persuasioni. Capolavori pubblicitari dalla Collezione Salce
Museo Nazionale Collezione Salce, Treviso – Fino al 28 aprile 2019

Moglie del designer e architetto Franco, Jeanne Grignani è stata una cartellonista e figurinista di origine ucraina che negli Anni Cinquanta del secolo scorso lavorò per le più importanti aziende italiane (come Borsalino, Singer e Pirelli) per le quali realizzò i poster pubblicitari più originali dell’epoca. Questo è stato realizzato per una macchina per cucire della Necchi ed è solo uno degli coloratissimi manifesti che compongono un percorso espositivo che permette di comprendere lo sviluppo del linguaggio pubblicitario in un periodo storico preciso.

“Passata la guerra, un incontenibile entusiasmo progettuale si diffonde capillarmente lungo tutto lo stivale”, scrive la curatrice Marta Mazza. “E la pubblicità riflette e anticipa, sottolinea ed enfatizza questo sentimento, vivendo un momento di straordinaria effervescenza”. Un’epoca di grandi fermenti durante il quale i talenti del Bel Paese compiono i primi passi. “Nel generale innamoramento per l’America (da cui arrivano bevande, detersivi e agenzie pubblicitarie, minime avanguardie tangibili di quello che resta un sogno ancora lontano) spicca il caso tutto italiano di Armando Testa: ispirato da una grande cultura pittorica, si rivelerà a lungo capace di ineguagliati traguardi di sintesi e di efficacia comunicativa”. Indimenticabile la sua pubblicità della carne in scatola messa proprio su una grande mucca stilizzata.

Regione Lombardia e i piaceri del design

Il Salone del Mobile 2019 è l’occasione per Regione Lombardia di aprire i propri spazi con una serie interessanti eventi che promuovono il Design e i talenti emergenti.

La presentazione delle numerose iniziative in programma è avvenuta al Belvedere di Palazzo Lombardia che ospita fino al 14 aprile Lightrevolution. Il design che illumina la vita, realizzata da ADI, Associazione del Design Industriale, delegazione Lombardia. Lo stupefacente skyline offerto dal 39° piano ha fatto da sfondo alla selezione di prodotti e immagini provenienti dalle selezioni del premio Compasso d’Oro. Sarà facile perdersi nel percorso iconografico che scandisce la trasformazione dei costumi e della società proprio con l’evoluzione delle lampade e dei sistemi di illuminazione.

C’è un magnifico elemento della collezione In Ei disegnata da Issey Miyake + Reality Lab di Artemide che si fregia del Compasso d’Oro, una sorta di origami gigante che emana luce, esempio di innovazione tecnologica e forma unica che si piega su se stessa diventando piatta e sottile.

E poi c’è Eclisse di Artemide. Si legge nella motivazione che ha permesso a questa lampada da tavolo disegnata da Vico Magistretti di aggiudicarsi il Compasso d’Oro che “La Commissione stima che l’oggetto presentato abbia la doppia qualità di un alto valore progettistico-estetico e di una possibile diffusione di massa. Sottolinea che, con un semplice movimento a schermo rotante, gradua l’intensità dell’erogazione luminosa”.

La magia rivelata

Dopo numerose peripezie che lo hanno visto girovagare dal 1610 tra l’Italia e la Francia, per poi approdare definitivamente alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano dove oggi è conservato, dopo quattro anni di lavoro accurato e intenso è giunto al termine il restauro del Cartone preparatorio della Scuola di Atene di Raffaello Sanzio. Una composizione immensa, magica, rivelata, che toglie il fiato. Anche se l’opera è nota come Scuola di Atene, il titolo corretto è La Filosofia è ha un grandissimo valore artistico e storico.
“Il cartone preparatoriio per la scuola di Atene rappresenta un unicum nella storia dell’arte. Non solo è l’unico cartone preparatorio rinascimentale di queste dimensioni, giunto pressoché integro fino ai giorni nostri, ma rappresenta il culmine del processo ideativo di Raffaello (Urbino 1483 – Roma 1520) per una delle opere simbolo del Rinascimento italiano: l’affresco della Scuola di Atene nella Stanza della Segnatura in Vaticano commissionati all’artista da Papa Giulio II”, dichiara in una nota Maurizio Michelozzi, che ha diretto e coordinato il restauro su progetto di allestimento di Stefano Boeri Architetti.

Fondazione Fiera Milano, partner ufficiale della Veneranda Biblioteca Ambrosiana per il biennio 2018-2019, contribuirà a sostenere le attività promozionali del Cartone di Raffaello, completamente restaurato, così come quelle di valorizzazione del patrimonio leonardesco dell’Istituzione, realizzate in occasione del V Centenario della morte del genio fiorentino.
L’intervento è stato interamente sostenuto dal contributo della società RaMo, per volontà del fondatore Giuseppe Rabolini.
Il Cartone è stato inserito in una nuova teca, realizzata dalla società Goppion, che si compone di un imponente lastra di vetro protettivo.
A completare l’allestimento, saranno presenti, inoltre, apparati didattici e informativi, che illustreranno la storia, la tecnica e il restauro di questo capolavoro ed elementi unici di arredo realizzati da Riva 1920 su progetto di Stefano Boeri Architetti.
Gli strumenti multimediali e interattivi, a supporto del visitatore, sono stati realizzati da OLO creative farm.

 

50 storie di donne coraggiose

Vincitrice del premio Nobel nel 1926, prima e unica donna italiana, Grazia Deledda (1871-1936) ha combattuto fin da giovane i pregiudizi maschilisti, e fu molto ostacolata a Nuoro dai vicini che criticavano il suo talento letterario già a 13 anni quando pubblicò il suo primo racconto. Ma lei aveva individuato il suo stile e continuò per la sua strada con una determinazione d’acciaio che la portò a diventare una delle scrittrici più stimate e apprezzate al mondo.
Anna Magnani (1908-1973), acclamata attrice vincitrice di un premio Oscar nel 1956, riuscì a diventare l’attrice più pagata d’Europa perché ottenne di essere remunerata come il suo partner nel film Roma città aperta.
Maria Montessori (1870-1952) dimostrò come le gioie della scienza e dell’insegnamento possono essere alla portata di una donna. Non solo, ma il suo rivoluzionario e originale metodo, che diede una speranza anche ai bambini più in difficoltà, resiste tuttora, con ventiduemila scuole in centodieci Paesi nel mondo che portano il suo nome.

Queste sono tre delle 50 lezioni di vita di donne raccolte nel libro illustrato Che cosa farebbe Frida Kahlo? edito da Sonzogno. Le autrici londinesi Elizabeth Foley e Beth Coates propongono gli insegnamenti tratti dalle vicissitudini di personalità femminili del passato, che hanno avuto il coraggio e la determinazione di costruire il proprio destino in epoche dominate da uomini. Esempi d’incoraggiamento che attingono anche dal mondo della scienza, dell’arte e della cultura, d’ispirazione per chi ha problemi di assertività, dubita delle proprie capacità o è vittima di mille insicurezze. L’attrice Mae West, per esempio, fu un sex symbol che non si piegò mai ai dettami estetici dell’epoca, mentre l’artista latinoamericana citata nel titolo del volume trasformò la propria sventura in arte: non rinunciò mai a curare il proprio aspetto e usò gli abiti per sentirsi più forte e affermare la propria identità. Senza dimenticare l’artista latinoamericana citata nel titolo del volume trasformò la propria sventura in arte. Non solo. Si fece promotrice di uno stile tutto suo: non rinunciò mai a curare il proprio aspetto e usò gli abiti per sentirsi più forte e affermare la propria identità.

Abiti e profumi, un nuovo binomio artistico

E’ possibile elevare all’ennesima potenza la forza seduttiva di un indumento? Sì, se al tessuto viene unita anche una fragranza. Nella realizzazione di questo obiettivo è riuscita Alessia Dettori, creatrice della linea di abbigliamento Made in Italy Tessuti Profumati.

“Moda e fragranze sono due mondi che vedo combinati. La mia sfida è quella di far vivere ogni mia creazione anche a occhi chiusi, con la fantasia che vola assaporandone con puro piacere le note olfattive che emana. Natualmente, anche la vista è appagata grazie a modelli fluidi e avvolgenti che catturano lo sguardo, realizzati con i tessuti di qualità che, con il semplice movimento, riattivano e rendono più potenti le essenze profumate ipoallergeniche di cui sono impregnati”, racconta la stilista nata e cresciuta all’Isola d’Elba. Il metodo di fissaggio delle note olfattive è brevettato, e fa sì che con il lavaggio l’aroma non si disperda e mantenga a lungo la sua intensità, perché rimane impresso nella memoria del filato.

Francesca Cerruti e l'arte della sinergia e della cooperazione tra uomo e donna

Il gender career gap, ovvero le pari opportunità di genere per fare carriera, negli ultimi anni trova nello Stato italiano un impegno concreto per valorizzare e favorire la partecipazione femminile, garantendo possibilità eque di accesso a posizioni di potere grazie alle cosiddette quote rosa, che superando non pochi ostacoli cominciano a dare piccoli risultati.

Diversa la situazione nel privato. Uno degli esempi più significativi è rappresentato dalla 34enne Francesca Cerruti, vice direttore generale di ab medica, società in forte crescita con sede a Cerro Maggiore in provincia di Milano, specializzata nella produzione e distribuzione di tecnologie medicali avanzate e sistemi di chirurgia robotica, dove oltre il 50% dei dipendenti è donna!

“Siamo una realtà che mira all’eccellenza e la cerchiamo nelle risorse, senza pensare a farne una questione di genere. Cerchiamo di collocare i dipendenti nelle posizioni in cui potranno esprimersi al meglio, dato che è poi il lavoro corale a condurci al traguardo. Seguendo, quindi, una logica di risultato, piuttosto che una filosofia, ab medica ha visto crescere anche in posizioni manageriali importanti una nutrita rappresentanza femminile. In occasione della recente Festa della donna, per esempio, abbiamo deciso di lanciare un messaggio di sinergia e cooperazione, in grado di superare le differenze ma che possa esaltare le reciproche diversità di genere, realizzando un piccolo omaggio per tutti i nostri dipendenti, donne e uomini” spiega Francesca Cerruti, diventata manager mettendo in campo un grande impegno, e stimolata da un uomo, suo padre Aldo, fondatore e amministratore unico di ab medica, che rappresenta per lei un modello di riferimento forte e importante.

“L’ho sempre visto, e lo vedo tutt’ora come l’incarnazione del motto “volere è potere”: ha conseguito mete ambiziose, senza mai lasciarsi frenare dagli ostacoli trovati lungo il percorso. E’ così che da agente alla Bosa Elettromedicali è diventato il Presidente di quella che oggi è l’azienda italiana leader nel settore delle tecnologie medicali. In 35 anni ho visto mio padre sempre deciso e intraprendente. Qualità che vorrei fare mie”.

Quando ha iniziato a “frequentare” l’azienda?
“Sono “letteralmente” di famiglia. Mio padre l’ha fondata nel 1984 e io sono nata l’anno successivo. Siamo cresciute insieme. Avevo poco più di 20 anni quando ho messo piede in azienda e da allora continuo a fare il pieno di esperienze”.

Donna e figlia del fondatore: quali sono state le difficoltà?
“La difficoltà maggiore era rappresentata da me stessa. Ho iniziato a lavorare che ero davvero giovane e inesperta. Volevo imparare e scalpitavo. Ma è stato proprio il tempo a insegnarmi che con la pazienza e la costanza avrei dimostrato le mie capacità. Non volevo essere “la figlia di…”, ma crescere facendomi conoscere per quella che sono. In tutto questo essere donna non ha rappresentato un limite, almeno in ab medica, dove l’importante non è tanto il genere quanto il contributo che ciascuno può e sa dare all’azienda. All’esterno il discorso cambia La medicina e la tecnologia, settori in cui operiamo, sono ancora appannaggio prevalentemente maschile, ma anche qui, con buona volontà e un pizzico di sfrontatezza, ho imparato a farmi valere. In sala operatoria, se dimostri di essere competente nell’affiancare il medico, il chirurgo apprezzerà il lavoro di clinico, al di là del tuo esser donna o uomo”.

Come ha iniziato?
“Non ho avuto corsie preferenziali, e ho iniziato con la classica gavetta. Ho praticamente vissuto in prima persona tutti i dipartimenti dell’azienda: dal magazzino all’ufficio contabilità, fino ad arrivare alla guida dell’ufficio marketing e comunicazione. Per me è stata un’impareggiabile palestra che mi ha permesso di comprendere la complessità di un’impresa che vive e si evolve quotidianamente. A questa partenza si è aggiunta poi la formazione, per ben cinque anni con presenza in sala operatoria, per affiancare l’attività dei chiurghi che si avvalgono delle nostre tecnologie medicali. Un passo dopo l’altro, insomma, mi sono trovata a occupare con orgoglio una posizione importante e di grande responsabilità”.

Ci parla della filosofia operativa di ab medica?
Si potrebbe dire “instancabile esplorazione”: il settore delle tecnologie, e in particolare quelle medicali, richiede continui aggiornamenti. Fin dalla fondazione, mio padre ha avuto ben chiara la necessità di essere in grado di re-inventare, cercare nuove soluzioni, scovare device innovativi, cogliere opportunità inedite. Durante questo percorso abbiamo avuto molte soddisfazioni: siamo stati i primi in Italia ad avere introdotto il catetere multilume. Si tratta di un primato cui ne sono seguiti molti altri, come l’aver creduto in Gasless, primo sistema che consente la chirurgia laparoscopica senza utilizzo di gas; abbiamo colto, in anticipo sui tempi, le potenzialità della chirurgia robotica da Vinci (mai vista in Italia prima che la distribuissimo nel 1999) e della radiochirurgia stereotassica con il CyberKnife. E se il mercato non offre nulla di avanguardistico? Lì subentra il nostro reparto R&D che negli anni ha progettato diversi device come il caschetto HelMate o il Cardioclinic. Abbiamo puntato molto anche sulla politica di acquisizioni, che ci ha consentito di abbracciare numerose altre realtà, in modo coerente con il desiderio di offrire la migliore qualità di vita e di cura al paziente. Insomma, accresciamo il nostro know-how con le competenze e le unicità delle aziende che fanno parte del nostro gruppo, da ATLC a Genomnia, passando per Medical Labs, Telbios, Officine Ortopediche Rizzoli, WinMedical”.

 

Nella foto, Francesca Cerruti con il padre Aldo Cerruti

Lo slancio verso il futuro su una tela

Giacomo Balla. Genio Futurista
Gallerie d’Italia, Sede Museale Intesa Sanpaolo, Milano – Fino al 12 maggio 2019

Il mito della velocità, del dinamismo sviluppati con i colori a olio della bandiera italiana su una tela di 257 cm x 381 cm. Trovarsi davanti a questa monumentale opera intitolata Il Genio Futurista, che fa parte della Collezione Biagiotti, significa avere l’opportunità vedere dal vivo un’opera che ha sancito la diffusione in tutta Europa di una corrente artistica e ideologica che ha aperto la strada alle avanguardie internazionali.
Esposto per la prima volta a Parigi nel 1925 all’Exposition des Arts décoratifs moderne, questo arazzo ha una composizione prismatica incentrata sulla figura di un uomo con la testa a stella, e viene considerato un omaggio a Tommaso Marinetti inventore del Futurismo, un nuovo concetto di arte, non più intesa come semplice rappresentazione, ma come azione concreta sul mondo, che nei temi affrontati si traduce in un inno alla modernità, al progresso ed incarna la visione ottimista e progressista di inizio secolo.
L’arazzo Il Genio Futurista è la rappresentazione precisa e riassuntiva di un processo geniale che porta l’artista alla coscienza dei rapporti dinamici dell’universo, a rappresentarli come forme e colori puri, avanguardia non solo di forme, ma anche e soprattutto di intuizioni intellettuali, di dimensioni che superano il visibile e danno corpo all’invisibile, come affermava lo stesso autore.

Le geometrie e i colori vivi de Il Genio Futuristaha generato grafismi sofisticati e artistici su tessuti pregiati che Laura Biagiotti ha proposto nella nuova collezione per la primavera estate 2019. In questa immagine Lavinia e Laura Biagiotti, mitica e indimenticata anima creatrice della griffe, davanti al prezioso arazzo.

Milano immaginata da un Genio

Leonardo & Warhol The Genius Experience
Cripta di San Sepolcro, Milano – Fino al 30 giugno 2019

Uno show multimediale particolarmente coinvolgente, e curato da Giuseppe Frangi, prende vita alla sala Sottofedericiana della Pinacoteca Ambrosiana. Le immagini che si rincorrono su soffitti, pareti e pavimento guida alla scoperta della Milano vissuta, disegnata e, soprattutto, immaginata da Leonardo da Vinci. A completare questa esperienza, in fondo al locale c’è The Last Supper di Andy Warhol, che rappresenta l’interpretazione del Cenacolo leonardesco del padre della Pop Art. Il percorso si conclude nella Cripta della Chiesa del San Sepolcro, luogo cui il genio italiano era molto legato e che in una mappa del Codex Atlanticus indicava come il vero centro del capoluogo lombardo.

Scritto da: Francesca Marotta
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Towards the Boom! 1950-1962
Distinguished persuasions. Advertising masterpieces from the Salce Collection
National Museum of Salce Collection, Treviso - Until April 28th 2019

Wife of the designer and architect Franco, Jeanne Grignani was a poster artist and fashion designer of Ukrainian origin who in the fifties of the last century worked for the most important Italian companies (like Borsalino, Singer and Pirelli) for which she created the most original advertising posters of the 'era. This was made for a Necchi sewing machine and is just one of the colorful posters that make up an exhibition that allows us to understand the development of the advertising language in a specific historical period. "After the war, an irrepressible enthusiasm for design spreads widespread throughout the boot," writes curator Marta Mazza. "And advertising reflects and anticipates, emphasizes, emphasizes this feeling, experiencing a moment of extraordinary effervescence. In general falling in love with America, the all-Italian case of Armando Testa stands out: inspired by a great pictorial culture, it will prove for a long time capable of unparalleled goals of synthesis and communicative efficacy ". Unforgettable is the advertising poster of the meat box placed right on a large stylized cow.

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